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Buonanotte in fienile

CasAntica 103 riporta l’attenzione sulle atmosfere domestiche e familiari. Una vocazione non così consueta, considerando che le case antiche sono spesso troppo grandi per una semplice famiglia. Per far tesoro dell’abbondanza di spazi, tante diventano bed & breakfast. La dimensione ospitale prende il sopravvento su quella familiare.

Le eccezioni sono più rare di quanto si possa immaginare. È il caso di una dimora di Badia Tedalda (AR) – un’isola toscana incastonata nel Montefeltro, fra Romagna e Marche – ristrutturata da una bella famigliola di Roma: Silvia, Marcello e i loro due figli, Matteo e Davide. Curiosità: Silvia e Marcello hanno scoperto questo scorcio di Toscana da giovanissimi. Ancor prima di sposarsi, da fidanzatini, si sono coraggiosamente avventurati in una prima ristrutturazione, dove hanno avuto modo di familiarizzare con il linguaggio del recupero.

Affiancata alla loro prima casetta, ce n’era una seconda, abbandonata da decenni e cristallizzata in un passato remoto. Anticamente, quella costruzione era utilizzata per ospitare i lavoranti stagionali del piccolo borgo.

Nel 2007, Silvia e Marcello hanno pensato di acquistare quella seconda costruzione e di ristrutturarla, facendo tesoro delle consapevolezze acquisite in passato. Si tratta di un’annotazione importante, perché il linguaggio del recupero si impara cammin facendo. E il risultato ottenuto in questa seconda prova denota grande consapevolezza dell’antico e dei materiali della tradizione. Come non sempre avviene nelle semplici dimore di famiglia. Qui, pietra, legno, cotto, ferro battuto hanno il predominio assoluto, abbinati a tanti oggetti di famiglia.

La casa punta su una dolce atmosfera domestica, scansando la spettacolarità a tinte forti e le ambizioni seduttive che le strutture ricettive possono concedersi con disinvoltura.

Ma c’è un ambiente in cui Silvia e Marcello si sono concessi un pizzico di giocosità in più, normalmente precluso alle semplici dimore private. Si tratta di quella che, in origine, era la stanza dei salumi e dell’uva, l’ambiente dalla vocazione meno “domestica” e, dunque, il più agevole da reinventare senza porre limiti alla creatività.

Oggi è diventata la “camera dell’aia” (i proprietari l’hanno ribattezzata così), caratterizzata da un letto di paglia. Silvia e Marcello si sono occupati in prima persona del recupero: “Ripulendo i pavimenti abbiamo come viaggiato a ritroso nel tempo, riassaporando i profumi dei salumi che stagionavano fra queste pareti. È stato un lavoro piuttosto impegnativo: per ripulire i pavimenti ci siamo serviti di acqua, sapone e spazzola. E l’acqua, ogni volta, si anneriva al volo”.

In questo ambiente, si sono coniugati effetti da esterno e da interno. Un connubio destabilizzante e, per questo, scenograficamente originalissimo, come raramente avviene nelle semplici dimore di famiglia. “L’idea di partenza era un giaciglio di paglia. Tanti remavano contro, sconsigliandoci questa soluzione. Ma abbiamo tenuto duro. E il risultato, oggi, piace anche a loro”.

La camera ha offerto l’occasione per far tesoro di tante preesistenze (a cominciare dai fori strutturali, quelli che sostenevano le assi e i supporti per i salumi), emblemi rurali (la testiera del letto è stata creata con un giogo) e tessuti semplicissimi (la tenda è stata realizzata da Silvia con vecchie lenzuola trovate in una cassapanca).


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