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Dentro un camino

C’è una differenza sostanziale fra le case della contemporaneità e quelle del passato. Anche a livello fotografico. Le nuove dimore si fruiscono esteticamente all’insegna di una pulizia di linee che oseremmo definire bidimensionale. Lo sguardo può avvicinarsi senza scorgere alcunché. Diverso il caso delle case del passato, dove lo sguardo può indugiare in profondità e quanto più ci si avvicina tanto più si delineano particolari inaspettati. Una visuale tridimensionale.

 

Una profondità da riscoprire

Potremmo dire che l’estetica della contemporaneità, anche in epoca di 3D, è bidimensionale, superficiale come un disegno. Al contrario, l’estetica del passato è brulicante di stimoli e di informazioni, come un minuzioso quadro fiammingo. E con una profondità che la avvicina di più alla scultura, all’architettura.

Un esempio? Prendiamo un camino. Oggi lo si vive frontalmente. Lo si fruisce un po’ come un televisore. Scalda, crea un’atmosfera, qualche volta “canta”, sempre che non ci sia un vetro ad attutire la sua musica. Nei camini antichi, invece si “entrava”. Alcuni erano addirittura formulati come stanze nelle stanze, come in un gioco di scatole cinesi.

 

Gli attrezzi del focolare

Ma la “tridimensionalità” del passato è anche funzionale. Pensiamo ai piccoli strumenti che consentivano di governare il fuoco e di sfruttarlo razionalmente. Alcuni di questi utensili hanno una storia lunghissima, che affonda nella notte dei tempi.

Oggi, nell’immaginario collettivo, ne sono sopravvissuti solo alcuni. E quasi tutti considerati più in virtù del decorativismo. Pensiamo alla piastra in ghisa del fondale, agli alari, al cestello brucialegna, al portalegna, al mantice, al parascintille... E poi il trespolo, un vero e proprio kit multifunzionale, con vano per lo scopino (utilizzato per spostare e raccogliere la cenere), per l’attizzatoio o soffietto (per alimentare e rinvigorire la fiamma), per la paletta (per muovere la legna e, soprattutto, di spostare le braci ardenti) e per la pinza (che consente di muovere la legna a fuoco acceso).

 

La funzionalità dimenticata

Quanto più la casa era signorile tanto più i dettagli si moltiplicavano. Arricchendosi di strumenti talvolta utilizzati solo in alcune zone d'Italia. Pensiamo al treppiede, uno degli attrezzi più strettamente intrecciati alle tradizioni regionali del focolare. Basti dire che, in Toscana, questo supporto era utilizzato per appoggiare pentole in terracotta e altri contenitori per la cottura dei cibi, tenendoli a debita distanza dalle braci ardenti. Per grigliare e per la cottura alla brace, talvolta c’era anche la griglia-bistecchiera.

C'era il sempiterno paiolo. Ma non solo. Altro emblema “gastronomico” era la padella per le castagne, che profumava la casa di caldarroste. In taluni casi, il focolare era munito di girarrosto (da ruotare rigorosamente e tassativamente a mano). Il grasso rilasciato dai cibi confluiva in un’apposita leccarda. E poi c’erano tanti piccoli supporti per pentole sospesi sostegni verticali, conformazione che consentiva un’ottimizzazione degli spazi, utilizzati per tenere al caldo piccole quantità di cibo, di acqua (non dimentichiamo che non era ancora tempo di scaldabagno).

Se poi c’era anche il forno, i piccoli strumenti funzionali si moltiplicavano all’infinito.

Un camino "da signori"

Un esempio di questa molteplicità di elementi funzionali è su CasAntica 98. Si tratta del camino della cucina di Villa Montecuccoli degli Erri. Si trova a San Donnino della Nizzola, a una decina di chilometri da Modena. Una costruzione dagli evidenti trascorsi nobiliari. Era una residenza di campagna. La cucina, naturalmente, era appannaggio della servitù. Ma era munita di tutti gli attrezzi consoni allo status dei proprietari. Non capita spesso di ammirare tanti particolari misconosciuti. E affascinanti.

Pensateci bene: per un camino contemporaneo, con una sola foto a distanza, si sarebbe potuto mostrare tutto. Con un camino antico, il gioco di particolari è senza fine. E quanto più si “entra”, tanto più si scoprono particolari entusiasmanti.


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