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La Rocca di Monzone: da antica fortificazione a luogo di vino, accoglienza e paesaggio
Un luogo che rinasce tra storia e natura

Sulle colline che dominano la Valle del Lucido, nei pressi di Monzone, nel comune di Fivizzano (MS) sorge la Rocca di Monzone.

Un edificio antico che per secoli ha osservato il territorio circostante e che oggi vive una nuova stagione. Da antica fortificazione a dimora privata, fino a diventare oggi uno spazio dedicato al vino, all’ospitalità e alla valorizzazione del paesaggio della Lunigiana. Qui storia, architettura e natura si incontrano dando vita a un luogo capace di raccontare il passato e allo stesso tempo accogliere il presente.

 
Un avamposto medievale nella Valle del Lucido

In origine la Rocca faceva parte di un sistema difensivo composto da castelli, torri e manieri che controllavano la Valle del Lucido. La sua posizione strategica ne faceva un avamposto protettivo, costruito in epoca medievale per sorvegliare il territorio e le vie di passaggio. Con il trascorrere dei secoli la struttura ha perso la sua funzione originaria, fino a diventare lentamente un rudere. Nonostante l’abbandono, il fascino delle sue mura in pietra e il valore storico dell’edificio sono rimasti intatti.

Il recupero della famiglia Bernardini

A restituire nuova vita alla Rocca è stata la famiglia Bernardini, che ha deciso di intraprendere un importante progetto di recupero. L’obiettivo non era semplicemente ristrutturare l’edificio, ma riportarlo il più possibile al suo aspetto originario. Per farlo sono state utilizzate anche vecchie fotografie della famiglia e materiali coerenti con la tradizione locale. La pietra è rimasta protagonista assoluta, evitando intonaci e interventi troppo invasivi, mantenendo l’autenticità della struttura e rispettando l’identità storica, soprattutto sotto il torrione merlato principale, che è stato adornato semplicemente da alcuni ulivi in forma libera.

L’incontro con il vino, tra degustazioni e ospitalità

La rinascita della Rocca è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione con il Monastero dei Frati Bianchi, azienda vinicola con sede a Monte dei Bianchi (Fivizzano, MS). Da questa unione l’antico edificio è diventato luogo di produzione e degustazione dei vini, oltre che spazio dedicato all’accoglienza.

Attorno alla Rocca sono stati impiantati nuovi vigneti con le varietà coltivate dall’azienda, rafforzando il legame con il territorio della Lunigiana. Oggi la struttura ospita eventi a tema e degustazioni di vini, unendo vino, turismo e cultura in un’esperienza che racconta il territorio attraverso paesaggi e tradizioni.

Un giardino che dialoga con la Lunigiana

Anche il giardino che circonda la Rocca è stato progettato per rispettare lo spirito del luogo. Del progetto se ne sono occupati il paesaggista Davide Boschetti con il resto del team di Amorfini Garden. L’obiettivo era creare uno spazio capace di dialogare con il territorio: invece di un giardino formale o “all’italiana”, è stato scelto un paesaggio più naturale e spontaneo, in sintonia con il carattere selvatico della Lunigiana, ed in linea con le richieste dei Bernardini. Il terreno, arido e sassoso, esposto al sole e spesso battuto dal vento, ha guidato la selezione delle piante: aromatiche mediterranee, graminacee ornamentali e perenni fiorite creano un ambiente leggero e arioso, capace di muoversi con il vento e cambiare aspetto con le stagioni, soprattutto durante il periodo di maggior affluenza turistica.

Ogni intervento nel paesaggio è stato progettato con discrezione. Anche la piscina, collocata in cima alla collina, è stata integrata nel verde nascondendo gli elementi tecnici tra piante e ghiaie locali di arenaria. Graminacee e aromatiche, oltre a creare movimento e leggerezza visiva, permettono di coprire naturalmente pozzetti e impianti, mantenendo l’aspetto spontaneo del giardino. Tra le specie locali utilizzate, come Spartium junceum, Helichrysum italicum e Iris foetidissima, compaiono Pennisetum macrourum e Verbena Bonariensis, piante leggere e resistenti che, se necessario, possono essere potate per permettere interventi e ricrescere rapidamente, continuando a schermare le parti tecniche.

Nei punti più scoscesi a ridosso del vigneto, si è reso necessario delimitare alcune aree per garantire sicurezza senza interrompere la continuità visiva con il paesaggio. Anche qui si è evitata la classica siepe compatta, preferendo una fascia di piante di confine informi. Nelle zone più vicine all’edificio il progetto diventa un equilibrio tra giardino e vegetazione spontanea: trovano posto bulbose come gli Allium, diverse varietà di Achillea, margheritoni spontanei (Leucanthemum vulgare) e gruppi di aromatiche, tra rosmarini, salvie e lavande, insieme alla già citata ginestra locale (Spartium junceum). Il risultato è un paesaggio più ordinato vicino alla struttura, ma sempre coerente con il carattere naturale del luogo.

Il parcheggio e le aree di accesso sono stati progettati con attenzione all’ambiente, utilizzando ghiaia drenante, mantenendo la permeabilità del suolo e integrandosi con il contesto agricolo circostante. Alcuni cipressi monumentali di altezze diverse scandiscono lo spazio senza creare un effetto rigido, mentre intorno crescono aromatiche, graminacee e piante rustiche come carciofi, lavande, elicriso e iris.

Il risultato è un paesaggio agricolo e contemporaneo che richiama l’identità contadina del luogo e si integra naturalmente con l’ambiente circostante.

Una nuova vita per un’antica rocca

La Rocca di Monzone rappresenta oggi un esempio riuscito di recupero architettonico e paesaggistico. Da rudere a centro vitivinicolo e luogo di ospitalità, la struttura ha ritrovato una funzione che valorizza la sua storia e il territorio che la circonda. Tra vigneti, panorami e profumi mediterranei, la Rocca continua a raccontare la Lunigiana: una terra aspra e affascinante, dove il passato non viene cancellato, ma trasformato in una nuova opportunità di vita.

– Testo di Arianna Daidone | Foto di Diego Garbini

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