Legno di pietra
Un materiale naturale molto più che antico. Parliamo del legno fossile. Sulle pagine di CasAntica ne abbiamo scritto in svariate occasioni. Ma a risvegliare il nostro entusiasmo per questo materiale, creato attraverso processi lunghi milioni di anni, è stata la recente edizione di Arredamont, ospitata da Longarone Fiere Dolomiti tra fine ottobre e i primi di novembre. Nel corso della manifestazione, il legno fossile è stato protagonista di due incontri d’approfondimento intitolati “Il tempo che si tocca: storie scritte nel legno fossile”, condotti dal paleontologo Jacopo Longo. Non solo: uno degli stand più affascinanti era quello di Cabbia Group – azienda di Mestre (VE) che ha curato i due incontri – in cui svettava la nuova collezione di tavoli realizzati con legno fossile proveniente dalle isole di Java e Sumatra risalente a venti milioni di anni fa (Miocene).
Una metamorfosi lunga milioni di anni
Come alcuni ben sanno, il legno fossile ha avuto origine dal materiale vegetale ricoperto da sedimenti marini o terrestri provocati da frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche, depositi fluviali ecc. Nel lunghissimo processo di fossilizzazione, il legno – in assenza di ossigeno – assorbe i minerali disciolti nell’acqua sotterranea, pietrificandosi, ma mantenendo inalterate le caratteristiche formali dei rami e dei tronchi da cui ha avuto origine. Pensiamo alle asperità della corteccia, ai nodi, alle nervature…
Legno fossile e legno mummificato
Il legno pietrificato è solo uno dei diversi tipi di legno fossile. C’è anche il legno mummificato, soggetto a una disidratazione. La pietrificazione può avvenire in tempi relativamente rapidi, tra i cinquemila e i diecimila anni. Ma, in natura, il processo avviene assai più lentamente, tra cinquanta e duecentocinquanta milioni di anni (un periodo che abbraccia Triassico, Giurassico e Cretaceo). A seconda delle varie epoche, è possibile imbattersi in alberi preistorici e specie ricorrenti nelle varie ere.
Tavolozza minerale
Il cromatismo è spesso soggetto a intriganti trasformazioni legate alla tipologia di terreno. Nei terreni ricchi di ossido di ferro, per esempio, il legno pietrificato acquisisce un’intensa colorazione rossastra, dal rosso vivo al marrone. In quelli ricchi di manganese e ferro, la tavolozza varia dal rosa all’arancione. In quelli ricchi di carbonio, ricorre una colorazione nera o brunita. In quelli ricchi di cromo o di rame, dominano tinte tra il blu e il verde. In quelli ricchi di ossidi di magnesio, la palette spazia dal giallo al bruno. In linea di massima, sulla base dei colori, un occhio esperto può identificare anche la provenienza del legno fossile.
Dai gioielli alla cristalloterapia
Contrariamente a quel che si pensa, il legno fossile è piuttosto diffuso. A decretarne il prezzo sono la qualità, la dimensione, il peso e anche le caratteristiche estetiche del fossile, quelle che possono influire sulla lavorazione. Le modalità d’applicazione sono molteplici. Una delle più frequentate è rappresentata dall’oreficeria (il legno fossile silicizzato è ormai un must in ambito gemmologico). Taluni lo usano anche per le terapie olistiche o naturali (pensiamo alla cristalloterapia); altri ancora per creazioni artistiche (scolpito, talvolta trasfigurato da improvvide levigatezze, altre volte esaltato nella sua natura “grezza”).
Arredi fossili
Una delle destinazioni d’uso più rispettose è rappresentata proprio dalla creazioni di arredi, di complementi e di oggetti di design per la casa, quasi tutti caratterizzati – aspetto peculiare e imprescindibile – dal mantenimento della conformazione fitomorfa. Pensiamo alle radici, dalle intriganti conformazioni “a rizoma”. Pensiamo a un tronco con la sua corteccia. Eventualmente, è possibile “affettare” i tronchi fossilizzati, ma avendo l’accortezza di non dissimulare l’originaria natura vegetale. Ogni “fetta” deve rendere chiaramente leggibile la sua natura di tronco sezionato, con corteccia, anelli ed eventuali dettagli superficiali ben leggibili.
La scelta del pezzo giusto
Ogni pezzo è unico e non riproducibile in serie. E anche quando si trovano formule replicabili – magari con la giustapposizione di singoli riquadri di legno fossilizzato raccordati da inserti di altri materiali, come nel caso dell’ottone, dell’acciaio, di elementi cromati –, il risultato è sempre caratterizzato da seduzioni e peculiarità uniche. Difficile fornire formule schematiche per la scelta ragionata e consapevole del “pezzo giusto”, considerando che l’epoca, lecaratteristiche estetiche e la dimensione del reperto fossile di partenza sono soggetti a un’infinità di varianti. Per non parlare delle modalità di lavorazione – pensiamo alla levigatura e alla lucidatura –, considerando che il legno fossile è tra i materiali più duri in natura. Di certo, vale la pena porre l’accento sulla cura e sul mantenimento di questi reperti. Perché, se è vero che il legno fossile è un materiale resistente, è altrettanto vero che per preservarne le qualità è opportuno non trascurare piccoli accorgimenti. Da bandire, per esempio, i detergenti con sostanze aggressive.
